sabato 28 novembre 2009


Il Consiglio comunale di Vercelli, mercoledì scorso, ha approvato a maggioranza (il centro-sinistra ha votato contro) l'odg della Lega Nord a difesa dell'esposizione pubblica del crocifisso.

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All’Ill.mo Presidente del Consiglio Comunale di Vercelli
Cav. Camillo Bordonaro;
e p.c. all’Ill.mo Sindaco di Vercelli
Avv. Andrea Corsaro


ORDINE DEL GIORNO

Premesso che:

- da notizie di stampa si apprende che in alcuni istituti scolastici le Autorità preposte stanno tacitamente acconsentendo alla progressiva rimozione del crocifisso dalle aule, in accoglimento delle richieste formulate da qualche genitore, addirittura anche con ricorso all’Autorità Giudiziaria;

- la presenza obbligatoria del crocifisso nelle aule scolastiche è prevista e contemplata dall’art. 118 del Regio Decreto del 30 aprile 1924 n. 965, nonché dal Regio Decreto del 26 aprile 1928 n. 1297;

- la Direttiva del Ministero dell’Istruzione n. 2666, del 3 ottobre 2002, dispone che ogni Dirigente scolastico assicuri la presenza del Crocifisso presso le aule scolastiche di propria competenza;

- il Consiglio di Stato, con parere n. 63 del 24 luglio 1988, ha stabilito che le norme regolanti l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche non possono essere considerate implicitamente abrogate dalla nuova regolamentazione concordataria sull’insegnamento della religione cattolica, sul rilievo che “la croce, a parte il significato per i credenti, rappresenta il simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendente da specifica confessione religiosa”;

- il Consiglio di Stato con sentenza n. 556 del 13 febbraio 2006 ha ribadito che il crocifisso deve restare nelle aule scolastiche perché non è un simbolo meramente religioso, ma esprime tutti i valori civili di tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti e solidarietà, principi che “delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato”;

- il Tar del Veneto con la recente sentenza n. 1110 del 17 marzo 2005, nel rigettare un ricorso contro l'esposizione pubblica del crocifisso, si è espresso con le seguenti parole: "Il crocifisso (...) può essere legittimamente collocato nelle aule della scuola pubblica, in quanto non solo non contrastante ma addirittura affermativo e confermativo del principio della laicità dello Stato repubblicano";

- la civiltà occidentale, di cui il nostro Paese è una delle culle, scaturisce dal sistema di valori di cui la cultura cristiana si è resa interprete nel corso dei secoli;

- in questa dimensione il crocifisso è diventato il simbolo stesso della nostra identità culturale, di fratellanza, di pace e di giustizia: questi valori assumono una rilevanza ancor più evidente in presenza di fenomeni migratori di massa, che mettono a confronto culture e religioni diverse;

Considerato che:

- nei giorni scorsi la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, nella sentenza relativa ad un ricorso presentato da una cittadina italiana, originaria della Finlandia, ha sentenziato che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione del “diritto dei genitori ad educare i figli secondo le proprie convinzioni” ed una violazione alla “libertà di religione degli alunni”;

- la forma di governo del nostro Paese è la democrazia rappresentativa parlamentare, con la quale gli aventi diritto eleggono mediante voto i propri rappresentanti per essere da loro governati. Il Parlamento è dunque pienamente rappresentativo della cittadinanza, e di conseguenza la maggioranza parlamentare rappresenta la maggioranza dei cittadini. La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo rappresenta una pericolosa intromissione nel nostro sistema democratico, poiché di fatto lede l’interesse di un popolo con il pretesto di tutelare i diritti umani e civili di un singolo, diritti che in questo caso non sono assolutamente stati prevaricati; non risulta infatti che i bambini oggetto del ricorso siano stati maltrattati, né in alcuna maniera discriminati, né che sia stato loro impedito l’accesso alle aule scolastiche. Questa sentenza sembra dunque voler legittimare una “dittatura delle minoranze”, secondo cui il pensiero del singolo individuo obbliga la collettività ad uniformarsi ad esso;

- il Governo italiano ha immediatamente preannunciato la volontà di ricorrere contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, ritenendo tale sentenza l’inizio di un pericoloso attacco nei confronti della storia e della cultura del nostro Paese;

Il Consiglio Comunale invita il Sindaco e la Giunta:

- a reagire in difesa dell’esposizione pubblica del crocifisso, simbolo principale della nostra storia e della nostra identità, e a coinvolgere i Rappresentanti locali dell’Amministrazione scolastica per assicurare la presenza dei crocifissi in ogni aula scolastica e al loro ripristino ove siano stati rimossi, nonché ad avviare una campagna culturale ed educativa volta a stimolare una riflessione da svolgere in ambito scolastico sui valori sopra richiamati, insiti nella nostra storia e nella nostra tradizione;

- a schierarsi a fianco del Governo italiano nel ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che costituisce una pericolosa minaccia nei confronti della storia e delle tradizioni dei popoli nonché una grave intromissione nei confronti del sistema democratico del nostro Paese.



Emanuele Pozzolo
Capogruppo della Lega Nord al Comune di Vercelli

Armando Apice

Francesco Corradino

Giuseppe Messina

Consiglieri comunali della Lega Nord

lunedì 9 novembre 2009

A difesa del crocifisso



All’indomani della vergognosa sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo riguardante l’illiceità dell’esposizione pubblica del crocifisso la Lega Nord si mobilita in difesa della libertà dei nostri popoli e dell’identità cristiana delle nostre terre.
Davanti ad un tribunale che calpesta la sovranità dei popoli europei, ergendosi a supremo giudice della storia occidentale, riteniamo doveroso intervenire a tutti i livelli per fare sentire forte e chiara la nostra voce: non siamo disposti a barattare la nostra storia, la nostra identità e la nostra religione con nulla.
La tecnocrazia europea sta tentando di demolire le basi religiose, etiche e culturali su cui poggia la civiltà cristiana occidentale: in nome dei cosiddetti “diritti dell’uomo” si vorrebbe censurare uno stupendo simbolo di sofferenza, fede e amore quale è il crocifisso.
E’ chiaro l’intento massonico e anti-cristiano sotteso a certe logiche laiciste: il tentativo di fare tabula rasa di ogni simbolo religioso e tradizionale appartenente all’anima più profonda dei popoli europei è sotto gli occhi di tutti.
Solo chi è mosso da pregiudizio e ignoranza storica assoluta può negare l’importanza e la preminenza del Cristianesimo nel contesto culturale e sociale occidentale: il simbolo del crocifisso anziché essere rimosso deve, anzi, essere esposto e riscoperto nel suo significato più vero ed autentico.
La Lega Nord – peraltro in piena sintonia con la saggia posizione assunta dalla Chiesa cattolica nella persona del Segretario di Stato vaticano cardinale Tarcisio Bertone – intende combattere contro “quest’Europa del Terzo Millennio che ci lascia solo le zucche e ci toglie i simboli più cari”.
Proprio in quest’ottica – accanto ad iniziative di piazza quali una raccolta firme organizzata per sabato 14 novembre – presenteremo in Consiglio comunale una mozione volta a difendere l’esposizione pubblica del crocifisso e indirizzata a sostenere il ricorso del Governo italiano contro l’ignobile sentenza liberticida pronunciata dalla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

Emanuele Pozzolo
Capogruppo della Lega Nord al Comune di Vercelli

lunedì 26 ottobre 2009

A difesa del Politecnico di Vercelli

La Lega Nord in merito alla possibile chiusura del Politecnico di Vercelli annuncia la più ferma volontà di stare dalla parte degli studenti e chiede un ripensamento al Rettore Profumo e al Senato accademico: non può un centro universitario d’eccellenza come il Politecnico di Vercelli essere chiuso dall’oggi al domani. Il danno arrecato alla città, al territorio e, soprattutto, agli studenti sarebbe enorme.
Stigmatizziamo il comportamento di una minoranza della sinistra vercellese volto a fare propaganda partitica anche su questa vicenda: il Politecnico di Vercelli non chiude perché il Governo Berlusconi ha tagliato i fondi all’Università. Pur volendo soprassedere ai toni faziosi che animano sempre e comunque certe persone, proprio non possiamo non intervenire davanti a certe menzogne spacciate per verità assolute. E’ chiaro ed evidente a chiunque che la volontà di addossare la colpa della possibile chiusura del Politecnico solo ed esclusivamente ai “tagli” del Governo è manovra assai maldestra e superficiale: perché è vero che si è imboccata negli ultimi anni la via della razionalizzazione degli investimenti scolastici e universitari a livello ministeriale, ma è altrettanto vero che la gestione di questa politica di contenimento della spesa pubblica è fortemente condizionata dalla scelte che ogni singolo ateneo ritiene di attuare.
Detto in parole più semplici: a fronte di alcuni “tagli” (dettati peraltro da ragioni di bilancio non certo da intenti persecutori nei confronti del mondo accademico) ogni ateneo può seguire due strade: o eliminare gli immani sprechi di denaro pubblico che spesso caratterizzano sia la scuola che l’università italiana, oppure far pagare i “tagli” agli studenti chiudendo le eventuali sedi decentrate, proprio come nel caso del Politecnico di Vercelli.
Questa scelta spetta solo e soltanto al Rettore e al Senato Accademico di ogni ateneo, ossia agli organi gestionali preposti al funzionamento amministrativo dell’ente universitario. Per questa ragione ha poco senso fare propaganda di bassa lega incolpando il Governo nazionale per la paventata chiusura del Politecnico vercellese.
Fortuna vuole che a sinistra non ci sono soltanto persone buone a sputare sentenze, ma ci sono anche uomini e donne che sanno mettere gli interessi di partito in secondo piano rispetto al bene della città: durante il Consiglio congiunto comunale e provinciale di lunedì 19 ottobre, infatti, alcuni esponenti del centro sinistra – come l’assessore regionale Bairati – hanno assunto un atteggiamento decisamente responsabile e hanno detto a chiare lettere che la scelta di chiudere la sede del Politecnico di Vercelli è una decisione che spetta in gran parte al Rettore Profumo e al Senato Accademico: ergo, è una scelta la cui discrezionalità è tutta in capo ai vertici amministrativi e gestionali del Politecnico.
Questo è il vero punto della discussione: su questo sarebbe utile confrontarsi invece di assumere posizioni propagandistiche del tutto fuori luogo. Questi sono giorni importanti per il futuro di Vercelli e di tutto il nostro territorio: è necessario essere uniti e compatti, senza distinzioni tra sinistra, centro e destra, per cercare di convincere chi ha davvero in mano il futuro del nostro Politecnico a cambiare idea in merito alla chiusura dello stesso.
Vercelli è una città che ha saputo dimostrare grande e concreta attenzione alle esigenze, anche finanziarie, del Politecnico: il Rettore Profumo questo lo sa, così come sa benissimo che l’eventuale chiusura del Politecnico vercellese non comporterà automaticamente lo spostamento degli studenti di Vercelli a Torino. E’ auspicabile che prima che il Senato Accademico assuma decisioni definitive, tutti valutino la gravità e le possibili conseguenze che potrebbero derivare da una decisione affrettata e non ponderata.
Lo sforzo dell’Amministrazione comunale e di quella provinciale affinché il Politecnico possa rimanere a Vercelli deve essere sostenuto senza infingimenti da tutti coloro che hanno a cuore il futuro della nostra città e delle nostre terre: perché parte del futuro di Vercelli è legato, necessariamente, alla risoluzione di questa spiacevole controversia.

Emanuele Pozzolo
Capogruppo della Lega Nord al Comune di Vercelli