domenica 27 settembre 2009

No alla moschea a Vercelli!

Ordine del giorno (che il Consiglio Comunale di Vercelli discuterà il giorno 30 settembre 2009, alle 14,30)

Il Consiglio Comunale di Vercelli,

avendo avuto notizia della volontà dell’ Associazione islamica vercellese “Assalam” di dare avvio ai lavori per la costruzione di un centro di culto islamico e di promozione della cultura araba a Vercelli,

premesso che:

l’avvio della pratica edilizia n. 7/203 (relativa ad un immobile ubicato in Corso Papa Giovanni Paolo II n. 34) rappresenta il primo e fondamentale passaggio giuridico per l’avvio dei lavori per la costruzione di una moschea e di un centro sociale islamico nel territorio del Comune di Vercelli

considerato che:

- la costruzione della suddetta struttura cultuale e culturale islamica potrebbe comportare un difficoltoso impatto religioso, culturale e sociale nella realtà vercellese;
- non risultano chiari i principi religiosi e valoriali a cui si ispira l’ Associazione “Assalam” e manca la stessa associazione di specificare nel proprio Statuto, il proprio rispetto verso le tradizioni italiane e la condivisione dei principi fondamentali su cui si basa la legge italiana;
- l’allocazione prescelta per la costruzione della sede sopraindicata non risulta essere ottimale anche per la vicinanza con un luogo di culto cattolico;

esprime

- perplessità in merito alla celerità e, soprattutto, al silenzio che hanno caratterizzato l’avvio della suddetta pratica edilizia n. 7/203;
- contrarietà a che l’immobile ubicato in Corso Papa Giovanni Paolo II n. 34 possa diventare una moschea con annesso un centro di propaganda culturale araba;
- la volontà di preservare l’identità e la cultura cristiana delle nostre terre, troppo spesso oggetto di offese da parte di fedeli islamici;

INVITA il Sindaco e la Giunta Comunale:

- a chiarire la propria posizione in merito alla possibilità di destinare l’immobile oggetto della pratica edilizia n. 7/203 ad uso cultuale;
- a intervenire affinché venga sospesa la prosecuzione dei lavori relativi alla suddetta pratica edilizia;
- ad avviare un sereno e proficuo dialogo, anche tramite la creazione di una Commissione comunale consultiva, con tutta la comunità islamica vercellese ed, in particolare, con l’Associazione “Assalam”.

Emanuele Pozzolo
Capogruppo della Lega Nord

mercoledì 9 settembre 2009

L'Islam rispetti la nostra cultura


Oramai quotidianamente si assiste al dibattito, talvolta acceso, tra chi ritiene problematico l’incontro tra la cultura giuridica occidentale e la cultura giuridica islamica, e chi al contrario non scorge alcuna difficoltà in merito.

Personalmente ritengo che minimizzare le più che evidenti diversità che esistono tra le nostre leggi occidentali e le leggi islamiche sia sintomo o di cattiva conoscenza del fenomeno storico, religioso e culturale islamico oppure di profonda disonestà intellettuale.

Affermare che vi sono abissali differenze valoriali tra il diritto occidentale moderno e il diritto islamico non significa emettere valutazioni viziate dal pregiudizio: sono la storia dei secoli scorsi e la conoscenza dell’attualità a indicarci con certezza questo dato incontestabile.

Mentre è dal grembo del Cristianesimo – e più specificatamente dalle parole di Gesù: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Mt, 22, 21) – che è nato il concetto stesso di laicità, al contrario, dal grembo dell’Islam è nata una visione del mondo che non concepisce nemmeno lontanamente la possibilità di separazione della sfera religiosa da quella politica, giuridica e sociale.

Infatti i precetti normativi contenuti nel libro sacro dell’Islam, il Corano, rappresentano per ogni fedele musulmano la prima e più alta fonte del diritto: detto altrimenti, ogni fedele musulmano deve obbedire agli ordini coranici non in quanto “comandamenti religiosi”, bensì come vere e proprie leggi civili e penali sanzionabili da tribunali umani.

E’ così che funziona il diritto islamico: nella più parte dei paesi a maggioranza islamica, infatti, si può essere trascinati nelle sedi giudiziarie e condannati, non di rado anche a morte, con l’ accusa di aver posto in essere condotte contrarie ai precetti coranici. Le leggi islamiche prevedono, ancora oggi, oltre alla pena di morte per lapidazione, l’amputazione degli arti superiori e la fustigazione.

E’ strano che molte persone occidentali, spesso molto sensibili alle tematiche laiciste più radicali, non scorgano alcun problema d’incontro tra la nostra cultura giuridica e la cultura giuridica maomettana. La condizione di inferiorità giuridica della donna islamica, il sistematico non rispetto della libertà religiosa altrui, e il rapporto spesso non chiaro con le correnti più violente dell’antisemitismo non sono invenzioni: chiunque abbia anche solo un minimo di conoscenza dell’Islam non può ostinarsi a negare tali fatti.

Che fare, dunque, ora che nelle nostre città vivono migliaia e migliaia di fedeli islamici? Certamente è doveroso rispettare l’identità e la libertà dei fedeli islamici, ma altrettanto doveroso è difendere la nostra religione, la nostra identità e le nostre leggi. Prima di prendere in considerazione l’ipotesi di concedere spazi pubblici e diritti politici agli immigrati, in particolare modo, appunto, quelli di fede islamica, è giusto verificare che i valori che sono alla base del nostro vivere civile siano condivisi e rispettati anche dai nuovi arrivati.

Perseguire l’integrazione degli immigrati nel nostro tessuto sociale e nelle nostre città significa anzitutto non consentire lo svilupparsi di un’auto-ghettizzazione etnica e religiosa: è fondamentale che gli immigrati, soprattutto le persone di fede islamica, comprendano che una sana politica dell’accoglienza non può prevedere solo diritti ma deve contemplare anche doveri. E il dovere primo che spetta a chi è ospite è quello di condividere e rispettare i valori che rappresentano le fondamenta storiche e giuridiche della nostra civiltà cristiana e occidentale: cosa che, purtroppo, non sempre avviene.

E’ utile approfondire la conoscenza del proprio interlocutore perché ogni dialogo non sia falsato in partenza: per questo è utile non negare le difficoltà oggettive che si evidenziano nell’incontro tra Islam e civiltà occidentale. Negare tali difficoltà trasformerebbe quello che si profila come un difficile incontro tra culture in uno scontro tra culture. Fatto che tutti vogliamo assolutamente scongiurare.

Emanuele Pozzolo
Capogruppo della Lega Nord al Comune di Vercelli